La Cina usa l’acqua per creare caos in patria e all’estero

Il Partito Comunista Cinese (PCC) non è il tipico governo totalitario. È una forma di controllo politico caotico esclusivamente egoistico. Ha sempre avuto la volontà di sacrificare non solo chiunque non si allineasse con lui, ma anche il suo stesso popolo; ha inoltre causato problemi idrici ostacolando i naturali corsi d’acqua. Il motto del PCC sotto la Rivoluzione Culturale di Mao Zedong era “Battaglia con il cielo, lotta con la terra, lotta con gli esseri umani – in questo sta la gioia senza fine”.

Decenni dopo, questo approccio deviato alla governance e alla filosofia morale si è manifestato come un problema geopolitico per i paesi vicini alla Cina sotto forma di armamento idrico.

18 paesi e quasi due miliardi di persone dipendono da una dozzina di fiumi, che hanno origine principalmente nell’altopiano tibetano.

La battaglia sulle acque più recente, tra il regime comunista e i suoi vicini, è quella con l’India. La causa è una diga che il Partito progetta di costruire, che sarebbe in grado di oscurare le Tre Gole sullo Yarlung Zangbo. Il fiume scorre da ovest a est dal Tibet attraverso la Cina, prima di entrare nella regione indiana dell’Arunachal Pradesh, e alla fine diventare il fiume Brahmaputra.

Secondo un articolo di gennaio di Nikkei Asia, la costruzione della diga procede senza che il governo cinese (il PCC) abbia stipulato o persino preso accordi di condivisione del territorio acqueo con i vicini a valle, India e Bangladesh.

Nikkei afferma che secondo il Partito, la diga dovrebbe produrre tre volte più energia idroelettrica rispetto alle Tre Gole.

Gli attivisti dell'Asom Yuva Santha (AYS) bruciano una bandiera del PCC
Gli attivisti dell’Asom Yuva Santha (AYS) bruciano una bandiera del PCC durante una protesta a Guwahati il ​​25 marzo 2013, contro la proposta di costruzione di dighe sul corso medio del fiume Brahmaputra in Cina, parte di un progetto idrico. Entro la fine del 2021 il PCC prevede di costruire una diga che genererà energia idroelettrica tre volte maggiore rispetto a quella generate dalle famigerate Tre Gole. (Immagine: BIJU BORO/AFP tramite Getty Images)

Lo Yarlung Zangbo è il fiume più alto del mondo, a 1.500 metri sul livello del mare. Nasce a 2.500 metri nello Yarlung Zangbo Grand Canyon, il che lo rende un obiettivo delizioso per gli ingegneri energetici del Partito.

La diga proposta si trova a soli 30 km dal confine indiano.

Lezioni dal Mekong

L‘India ha validi motivi di preoccuparsi. Il PCC ha collocato non meno di 11 dighe sul fiume Mekong. IL Mekong è una vena cruciale nella regione del sud-est asiatico, che viaggia per 4800 km dal sud-ovest della Cina attraverso Myanmar, Thailandia, Laos e Cambogia prima di sfociare nel Mar Cinese Meridionale .

Il Partito Comunista ha in programma tre dighe aggiuntive per il Mekong.

Nell’aprile del 2020, lo Stimson Center, un istituto di ricerca con sede negli Stati Uniti, ha pubblicato un rapporto intitolato Nuove prove: come la Cina ha chiuso il rubinetto sul fiume Mekong; il rapporto ha rivelato che nel 2019 il PCC ha usato le sue dighe per trattenere l’acqua dalle regioni a valle poiché godeva di precipitazioni record.

Il rapporto si basava sui dati di Eyes on Earth, che utilizzava misurazioni satellitari di radiazioni a microonde per determinare il livello dell’acqua nella regione. 

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Questa foto aerea mostra il fiume Mekong nel distretto di Sangkhom, nella provincia thailandese nord-orientale di Nong Khai, il 31 ottobre 2019. Il Laos è sulla destra. Il sud-est asiatico deve ringraziare la sete di denaro del PCC per la siccità del Mekong dopo la sua serie di dighe a monte che hanno trattenuto l’acqua per vendere l’energia idroelettrica con un sovraprezzo ulteriore del 300 percento. (Immagine: LILLIAN SUWANRUMPHA/AFP tramite Getty Images)

Lo Stimson Center descrive i risultati come un “modello in corso che ha causato numerose siccità nella stagione delle piogge”, aggiungendo “La crescente frequenza della siccità nella stagione delle piogge nel bacino inferiore è strettamente legata al modo in cui la Cina rilascia acqua durante la stagione secca e limita l’acqua durante la stagione umida.”

La Cina durante le stagioni umide sta arginando molta più acqua di quanto abbia mai fatto in passato e sta rilasciando più acqua che mai durante le stagioni secche….La gestione delle dighe da parte della Cina sta causando cambiamenti anomali e devastanti, nei livelli di acqua a valle.”

Il rapporto afferma che per cinque mesi nel 2019 “le dighe cinesi hanno trattenuto così tanta acqua da impedire del tutto l’aumento annuale del livello del fiume a Chiang Saen, in Thailandia, causato dai monsoni”. 

“Questo non è mai successo da quando si tengono registrazioni in tempi recenti

I ricercatori hanno scoperto che il motivo del PCC era quello di ricostituire le sue dighe dopo averle svuotate per produrre energia idroelettrica tra gennaio e giugno del 2019. In tale periodo l’elettricità veniva venduta con un sovrapprezzo del 300 percento in terraferma.

“Se le dighe cinesi non avessero limitato quell’acqua la quantità di precipitazioni e neve sciolta in Cina sarebbe stata sufficiente a mantenere regolare, in gran parte del basso Mekong, i livelli d’acqua al di sopra della media tra giugno 2019 e marzo 2020“, si legge nel rapporto.

I problemi idrici domestici derivano dalla corruzione

Il Partito Comunista non ha solo un problema idrico nei suoi rapporti con i paesi circostanti, ma anche a livello nazionale. La Cina deve affrontare uno squilibrio tra acqua e popolazione; infatti a disposizione del paese con una popolazione pari al 20 percento della popolazione mondiale, corrisponde solo il 7 percento dell’acqua dolce del mondo. Nello specifico, il sud possiede la maggior parte dell’acqua del paese, mentre il nord ospita la maggior parte della sua popolazione. 

Per risolvere il suo problema, il Partito ha creato il cosiddetto progetto South-to-North Water Diversion (SNWD). Si tratta di una serie di canali e tunnel che intendono deviare l’acqua dal fiume Yangtze verso Pechino. Due percorsi già costruiti sono operativi dal 2014. Il percorso orientale dirige l’acqua verso Pechino attraverso la riconversione del Gran Canale di 2500 anni, e un percorso centrale utilizza il fiume Han, un affluente dello Yangtze.

Un terzo percorso è in fase di progettazione a ovest, con l’intenzione di utilizzare ulteriori progetti di dighe dall’altopiano tibetano.

L’SNWD è costato 80 miliardi di dollari. Ha sfollato inoltre più di 400.000 cittadini cinesi e ha chiuso innumerevoli industrie locali mentre i capi del Partito tentavano di ridurre l’inquinamento a cui l’acqua sarebbe stata soggetta (dal settore industriale notoriamente tossico e scarsamente regolamentato) durante i suoi 1.600 km di viaggio.

Uno studio del 2015 pubblicato su Nature Magazine ha rilevato che la SNWD era dubbia sin dalla sua costruzione: “L’inquinamento e le ricadute ambientali, nonché gli elevati costi di manutenzione e i prezzi dell’acqua, rendono il progetto insostenibile sia dal punto di vista ecologico che sociale”.

“Inoltre il trasferimento idrico non affronta le cause alla base della scarsità d’acqua nel nord, vale a dire l’inquinamento e l’uso inefficiente dell’agricoltura, dell’industria e delle città – i cui relativi effetti sono stati studiati nell’ultimo decennio.”

“La Cina del nord potrebbe essere autosufficiente in materia di acqua senza il trasferimento di acqua dal sud. Ma i passi necessari – tra cui il miglioramento del monitoraggio dell’inquinamento locale e la costruzione di migliori infrastrutture di irrigazione – non sono adeguatamente implementati“, dicono gli autori.

Lo studio ha rilevato che i governi del paese si concentrano sull’aumento dell’offerta per risolvere la scarsità d’acqua semplicemente a causa della corruzione. “L’aumento dell’offerta è visto come la principale soluzione alla scarsità d’acqua a causa dei ruoli conflittuali del governo cinese sia come imprenditore che come regolatore”. 

Gli incentivi per la crescita economica in Cina superano ancora gli incentivi per il controllo dell’inquinamento e i limiti all’estrazione dell’acqua, nonostante le leggi ambientali sempre più severe”. 

Il documento continuava: “Molte industrie, come l’enorme settore idroelettrico del paese, traggono profitto da soluzioni costose per aumentare le riserve idriche“.’

Anche il World Economic Forum, favorevole al PCC, è apparso critico nei confronti dei controlli ambientali del regime comunista. Nell’articolo del 2016 intitolato China Has a Water Crisis – How Can be Solved ? , ha infatti invitato i leader cinesi a usare la testa quando si tratta di trovare una soluzione.

Mentre l’inquinamento industriale è la fonte di inquinamento più discussa, l’uso del suolo e il degrado rappresentano circa la metà dell’inquinamento riscontrato nelle acque cinesi. Fertilizzanti, pesticidi e rifiuti di bestiame vengono trasportati in laghi, fiumi, zone umide e acque costiere. Anche le falde acquifere sono colpite poiché le piogge e lo scioglimento della neve trasportano gli inquinanti nel sottosuolo”.

Proteggendo le foreste e migliorando le attività agricole in aree mirate in Cina, il paese può migliorare la qualità dell’acqua. Infatti, indirizzando le strategie di conservazione a circa 1,4 milioni di ettari, l’inquinamento da sedimenti e nutrienti potrebbe essere ridotto in modo significativo – di almeno il 10 percento – in questi bacini idrici di piccole e medie dimensioni. Queste soluzioni naturali hanno il vantaggio di migliorare la qualità dell’acqua per più di 150 milioni di persone”.

Il WEF ha scoperto che il PCC potrebbe persino risparmiare un po’ di denaro se riuscisse a trovare un modo per liberarsi dalla corruzione e guardare al problema con umanità. L’articolo rileva che il Partito stava spendendo 8 miliardi di dollari all’anno in “programmi di eco-compensazione”. Invece il miglioramento della qualità dell’acqua nelle 30 città più grandi della Cina con soluzioni naturali costerebbe solo 300 milioni all’anno. 

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/06/14/china-water-warfare-mekong-india.html