Perché le fedi tradizionali credono che ogni incontro sia significativo?

Disse il Buddha Shakiamuni: "In questa vita, l'incontro con qualcuno dipende dalla legge di causa ed effetto". Se c'è un debito karmico, uno è obbligato a incontrare la persona che dovrebbe incontrare.
Molte religioni credono che lo spirito non muoia, ma si reincarni una vita dopo l'altra. Se questo è vero, le nostre azioni in una vita possono influenzare le nostre circostanze e relazioni in una vita futura. (Immagine: Tetyana Kovyrina tramite Pexels CC 0)
Molte religioni credono che lo spirito non muoia, ma si reincarni una vita dopo l'altra. Se questo è vero, le nostre azioni in una vita possono influenzare le nostre circostanze e relazioni in una vita futura. (Immagine: Tetyana Kovyrina tramite Pexels CC 0)

Nell’antica Cina, e secondo i principi buddisti, la gente credeva che tutto in questo mondo fosse il risultato di causa ed effetto. I semi gettati nel passato, diventano il frutto del proprio futuro. Quando applichiamo questo principio alle interazioni tra le persone, quello che sembra un incontro casuale è davvero inevitabile.

Potrebbe esserci una ragione dietro le caratteristiche di ogni persona che entra nella nostra vita. Secondo il Dharma buddista e molte religioni in tutto il mondo; compresi lo sciamanesimo, l’induismo, l’Islam, il moderno taoismo, la mitologia norrena e persino le prime religioni cristiane, la morte è solo una continuazione della vita. Questo perché lo spirito si reincarna per sperimentare di nuovo la vita in una persona o forma diversa. Il principio di causa ed effetto potrebbe quindi abbracciare più vite, come si enuncia nella seguente storia tratta dalle scritture buddiste.

Nel corso di una vita, c’era un topo che giaceva morto sul ciglio della strada, esposto al sole cocente. Passò un mercante che, vedendo la piccola carcassa, si coprì il naso e si allontanò disgustato. Poi arrivò uno studioso che, vedendo la creatura morta, ebbe compassione. Pensò che fosse un peccato lasciare il povero animale a marcire al sole e lo seppellì sul posto.

Il mercante si reincarnò in seguito come Ananda, uno dei dieci discepoli di Buddha Shakyamuni, conosciuto come “il più esperto”. Un giorno Ananda incontrò una vecchia donna che lo rimproverò senza motivo e non gli diede nemmeno un bicchiere d’acqua. Il Buddha chiese a Shariputra, un altro dei suoi discepoli conosciuto come “il primo nella saggezza”, di scusarsi con la vecchia per qualsiasi cosa l’avesse offesa; ma la donna era così felice di vedere Shariputra che fece un’offerta.

Ananda era molto perplesso. Il Buddha lo illuminò con la seguente spiegazione: “Questa vecchia donna è il topo morto che hai evitato in passato, e Shariputra era lo studioso che lo ha trattato con compassione. Come puoi vedere, il tuo unico pensiero in questo momento, buono o cattivo, ha dato origine a diverse relazioni karmiche, quindi la vecchia ti ha trattato in modo diverso.

un vecchio olmo
Attraverso il dolore e la sofferenza, si diventa più forti e resistenti, come un vecchio olmo. (Immagine: rexboggs5 tramite Flickr CC BY-ND 2.0)

Tutto in questo mondo ruota intorno agli incontri. Come ha detto Shakyamuni, “In questa vita, l’incontro con qualcuno dipende dalla legge di causa ed effetto“. Se c’è un debito karmico, uno è obbligato a incontrare la persona che dovrebbe incontrare; quando il debito karmico è risolto, benché si faccia di tutto per tenere la persona vicina, la persona non può restare.

L’Avatamsaka Sutra, uno dei sutra Mahāyāna più influenti del buddismo dell’Asia orientale, dice: “Tutti i risultati derivano da cause“. Ogni incontro nella vita è un legame predestinato. Per dirla in prospettiva, non è diverso da un ricongiungimento dopo una lunga separazione.

La vita è un viaggio tempestoso. Se trattiamo ogni incontro come una benedizione, possiamo vedere chiunque entri nella nostra vita come qualcuno che dovrebbe esserci. Ogni incontro ci porterà qualcosa. Le persone che ci amano ci portano calore; le persone che ci odiano ci insegnano ad essere coraggiosi. Il dolore può far crescere le persone; la frustrazione può rendere le persone forti. 

Tutto ciò che appare nella tua vita la arricchisce

In tempi più recenti, un uomo una volta mise un anello di ferro attorno a un olmo, al quale legava il bestiame che apparteneva alla sua famiglia. Col passare del tempo, l’anello di ferro tagliò l’albero sempre più in profondità, lasciando profonde cicatrici sulla corteccia.

Un anno capitò che in tutta la regione si diffuse una malattia batterica delle piante. Nessuno degli alberi sopravvisse tranne l’olmo con l’anello di ferro.

L’albero è ancora vivo oggi e pieno di vita e vitalità. L’anello di ferro che gli ha procurato le cicatrici, ha anche inibito l’infezione batterica. Se un albero può essere rafforzato dalle ferite, che dire degli esseri umani? Come disse il filosofo Friedrich Nietzsche, “Ciò che non ci uccide ci rende più forti”.

Il dolore e la sofferenza che si sopportano nella vita possono essere considerati gli strumenti che creano la resilienza. Niente accade in questo mondo senza motivo e tutte le persone che appaiono nella nostra vita hanno una profonda relazione karmica con noi. Se qualcuno ci lasciasse delle cicatrici, queste potrebbero servirci da armatura per il futuro. 

Quando siamo feriti, il modo migliore per andare avanti è accettarlo. Quando facciamo di ogni incontro una pratica di accettazione, scopriremo che ognuno ha una lezione preziosa da offrire. Se dovessero esserlo, allora sarebbe saggio amare ogni “incontro casuale” e accettare ogni esperienza.

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/08/09/there-is-no-chance-meeting.html