Pianeti abitabili: Quanti sono lì fuori?

Questa nuova ricerca considera un nuovo parametro. Ovvero la quantità di luce che colpisce il pianeta dalla sua stella. Questa avrebbe infatti un impatto sulla probabilità che il pianeta possa sostenere l'acqua liquida.
Kepler-186f pianeti abitabili
Questa illustrazione raffigura Kepler-186f, il primo pianeta di dimensioni terrestri che si è scoperto orbitare attorno a una stella lontana nella zona abitabile. (Immagine: NASA Ames/JPL-Caltech/T. Pyle)

Le nuove ricerche stanno utilizzando i dati del telescopio spaziale Keplero e aprono nuovi mondi, nuove possibilità. Si stima infatti che nella nostra galassia potrebbero esserci fino a 300 milioni di pianeti potenzialmente abitabili. Alcuni potrebbero anche essere abbastanza vicini, anche a 30 anni luce dal nostro Sole.

Serve l’equazione di Drake

I risultati saranno pubblicati su The Astronomical Journal. La ricerca è stata frutto della collaborazione di NASA, SETI Institute e di altre organizzazioni mondiali. Il coautore Jeff Coughlin, ricercatore di esopianeti presso il SETI Institute e direttore dell’ufficio scientifico di Kepler, ha dichiarato:

«Questa è la prima volta che tutti i pezzi sono stati messi insieme per fornire un riscontro affidabile del numero di pianeti potenzialmente abitabili nella galassia. Questo è un termine chiave dell’Equazione di Drake, usato per stimare il numero di civiltà comunicabili – siamo un passo più vicini alla lunga strada per scoprire se siamo soli nel cosmo».

L’Equazione di Drake è l’argomento probabilistico chiamato in causa. Infatti descrive in dettaglio i fattori da considerare quando si stima il numero potenziale di civiltà tecnologicamente avanzate rilevabili nella galassia. È spesso considerata anche una tabella di marcia per l’astrobiologia. Guida dunque gran parte delle ricerche dell’Istituto SETI. Per sviluppare una stima ragionevole, i ricercatori hanno esaminato esopianeti di dimensioni simili alla Terra e quindi molto probabilmente pianeti rocciosi.

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Un’illustrazione che rappresenta l’eredità del telescopio spaziale Kepler della NASA. Dopo nove anni di raccolta dati nello spazio profondo che hanno rivelato che il nostro cielo notturno si è riempito di miliardi di pianeti nascosti – più pianeti anche delle stelle – nel 2018 il telescopio spaziale Kepler della NASA ha esaurito il carburante necessario per ulteriori operazioni scientifiche. (Immagine: NASA/Ames Research Center/W. Stenzel/D. Rutter. Fonte: Una nuova visione della nostra notte stellata)

Distanza dalla sua stella, acqua e luce

Hanno anche osservato le cosiddette stelle simili al Sole, all’incirca della stessa età del nostro Sole e all’incirca alla stessa temperatura. Un’altra considerazione per l’abitabilità è se il pianeta possa avere le condizioni necessarie per sostenere l’acqua liquida.

Le stime precedenti sul numero di esopianeti potenzialmente abitabili nella nostra galassia erano fortemente basate sulla distanza del pianeta dalla sua stella. Invece questa nuova ricerca considera un nuovo parametro. Ovvero la quantità di luce che colpisce il pianeta dalla sua stella. Questa avrebbe infatti un impatto sulla probabilità che il pianeta possa sostenere l’acqua liquida.

Pianeti abitabili, servono dati congiunti

Per fare questo, il team ha esaminato sia i dati di Kepler, che quelli della missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea. Riguardano nello specifico la quantità di energia emessa dalla stella del pianeta. Prendendoli in considerazione entrambi, i risultati riflettono meglio la diversità delle stelle, dei sistemi solari e degli esopianeti della nostra galassia. Michelle Kunimoto è la coautrice che ha lavorato a questo documento dopo aver terminato il dottorato sui tassi di occorrenza degli esopianeti presso l’Università della British Columbia. Ha dichiarato:

«Sapere quanto siano comuni i diversi tipi di pianeti è estremamente prezioso per la progettazione delle prossime missioni di ricerca di esopianeti. Risultati come questi permetteranno di massimizzare le possibilità di successo delle indagini mirate a piccoli pianeti potenzialmente abitabili attorno a stelle simili al Sole.

Tuttavia ciò non basta per capire il ruolo che l’atmosfera di un pianeta ha sulla sua capacità di sostenere l’acqua liquida. Saranno necessarie ulteriori ricerche. In questa analisi, i ricercatori hanno utilizzato una stima prudente dell’effetto dell’atmosfera per stimare la presenza di stelle simili al Sole con pianeti rocciosi che potrebbero avere acqua liquida.

La missione Keplero ha ufficialmente cessato di raccogliere dati nel 2018. Ha potuto identificare oltre 2.800 esopianeti confermati. Tuttavia, diverse migliaia di altri candidati sono in attesa di ricevere conferma. Finora, i ricercatori hanno identificato diverse centinaia di pianeti nella zona abitabile della loro stella nei dati Keplero. Potrebbe volerci un po’ di tempo per trovare tutti i 300 milioni!

Forniti da: SETI Institute [Nota: I materiali possono essere modificati per contenuto e lunghezza.]

Tradotto da: Massimiliano Volpato

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2020/11/05/how-many-habitable-planets-are-out-there.html