Secondo un rapporto, Apple usa ampiamente componenti provenienti dal lavoro forzato in Cina

In un'udienza del USCIRF Scott Nova, direttore esecutivo del Worker Rights Consortium (WRC), ha detto che è "praticamente impossibile" per un'azienda americana procurarsi merci dallo Xinjiang senza usare lavoro forzato.
Una donna cinese reagisce mentre imposta la funzione di riconoscimento facciale sul suo iPhone X all'interno di uno showroom Apple a Pechino il 3 novembre 2017. Un rapporto ha scoperto che Apple, insieme a diversi altri membri del cartello Big Tech, si affida pesantemente a fornitori che utilizzano il lavoro forzato del partito comunista cinese che sfrutta i musulmani uiguri. (Immagine: FRED DUFOUR/AFP tramite Getty Images)

Sette fornitori Apple in Cina potrebbero aver beneficiato del lavoro forzato uiguro, secondo un recente rapporto di The Information, blog di notizie investigative. Inoltre sei di essi avrebbero partecipato a programmi di lavoro organizzati dal Partito Comunista Cinese (PCC).

Il rapporto afferma che, per eseguire il lavoro nelle fabbriche e nelle officine, i membri della minoranza etnica costretti a lavorare nei programmi sono spesso portati lontano dalle loro case. Se se si rifiutano di partecipare affrontano la reclusione e le iniziative sono organizzate direttamente dal PCC.

Per più di un decennio Advanced-Connectek ha prodotto componenti per computer poco attraenti ma critici per Apple. Per due di questi anni, ha gestito una fabbrica all’interno di un parco industriale ai margini dei deserti dello Xinjiang, circondato da muri e recinzioni con una sola via d’entrata e d’uscita”, dice il rapporto nell’incipit.

L’impianto Advanced-Connectek si trova all’interno del parco industriale Artux Kunshan. Il parco è situato vicino al cosiddetto “Vocational Skills Education Training Service Center” della città di Artux. Assomiglia più a un campo di rieducazione o a una prigione che a un centro di formazione. È dotato infatti di torri di guardia ed è circondato da filo spinato.

Shenzhen Deren Electric, che produce cavi interni e antenne per Apple, ha preso 1.000 lavoratori dallo Xinjiang, secondo Apple Insider.

È stato scoperto che Avary Holding, che produce circuiti stampati per dispositivi Apple, ha aggiunto 400 persone dello Xinjiang in una delle sue fabbriche tra il 2019 e il 2020. Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 un altro fornitore Apple, AcBel Polytech, aveva utilizzato il lavoro forzato dallo Xinjiang.

Lens Technology, che fornisce il vetro utilizzato negli iPhone, ha accolto 600 lavoratori della regione dello Xinjiang dal 2018.

Coinvolgimento internazionale

Secondo un articolo di iMore, diverse delle aziende menzionate nel rapporto forniscono anche parti che sono utilizzate da altri membri del cartello Big Tech. Tra di essi Google, Microsoft e Facebook.

Rispondendo al rapporto, Apple ha affermato che la ricerca della presenza di lavoro forzato è parte delle sue valutazioni verso i fornitori. Le sue indagini non avrebbero trovato alcuna prova di tale pratica utilizzata “ovunque operiamo”.

Nel dicembre dello scorso anno, il Washington Post ha pubblicato un rapporto, che ha scoperto che Lens Technology, una società da 130 miliardi di dollari di proprietà della donna più ricca della Cina, stava partecipando allo schema di lavoro uiguro. Questo, sulla base di documenti forniti dal Tech Transparency Project. Lens Technology fornisce anche componenti a Tesla e Amazon.

Katie Paul, direttore del TTP, ha dichiarato che la loro ricerca ha dimostrato che il lavoro forzato nella catena di approvvigionamento di Apple “va ben oltre” quello che l’azienda tecnologica ha riconosciuto.

Apple ha usato la stessa retorica sulle valutazioni dei fornitori per negare la veridicità del rapporto al Washington Post.

Nel marzo del 2020, un altro rapporto, questo dell’Australian Strategic Policy Institute (ASPI), ha dimostrato che ben 82 marchi globali ben noti avevano legami attivi con fabbriche dove il PCC impiegava schiavi uiguri per il lavoro forzato. I marchi svergognati nel rapporto includevano grandi nomi come Apple, Samsung, Sony, Nike, Volkswagen, Gap e BMW.

Nell’aprile del 2021, Bloomberg ha pubblicato un rapporto secondo il quale l’industria cinese dei pannelli solari nello Xinjiang impiega anche il lavoro forzato. Quasi la metà di tutto il polisilicio, il materiale usato per fabbricare pannelli solari, è prodotto in quattro fabbriche situate nella regione dello Xinjiang a predominanza uigura.

Azione degli Stati Uniti

In un’udienza del 10 marzo della Commissione americana per la libertà religiosa internazionale (USCIRF), Scott Nova, direttore esecutivo del Worker Rights Consortium (WRC) ha detto che è “praticamente impossibile” per un’azienda americana procurarsi merci dallo Xinjiang senza usare lavoro forzato.

“Nonostante il fatto che i crimini contro l’umanità nella regione uigura siano visibili agli osservatori internazionali da un periodo di anni, un gran numero di società globali, in particolare ma non solo nel settore dell’abbigliamento, continuano a rifornirsi di merci dalla regione…”

“Da Target a Walmart, da Lululemon a Uniqlo, da Amazon a Zara, la catena di approvvigionamento di quasi tutti i rivenditori di marca che vendono capi in cotone passa attraverso la regione uigura”, ha detto Nova all’audizione.

A febbraio, un gruppo bipartisan di legislatori ha introdotto una versione aggiornata dell’Uyghur Forced Labor Prevention Act. Questo è stato approvato dalla Camera dei Rappresentanti nel settembre del 2020 con il codice 406-3.

Il disegno di legge aggiornato cerca di proibire tutte le importazioni dallo Xinjiang a meno che il commissario della U.S. Customs and Border Protection (CBP) possa verificare che le merci non siano state prodotte utilizzando lavoro forzato e presenti un rapporto formale al Congresso che confermi le loro scoperte.

Un articolo del 20 aprile del New York Times afferma che l’emendamento potrebbe essere incluso in un disegno di legge collegato alla Cina che i democratici stanno progettando di introdurre quest’anno.

La rappresentante Jennifer Wexton (D-VA), una sostenitrice della legge, ha detto che le merci fatte attraverso il lavoro forzato non hanno posto sugli scaffali dei negozi americani. “Nonostante la condanna internazionale, la brutale campagna del governo cinese di sorveglianza repressiva, la detenzione di massa, il lavoro forzato e persino il genocidio nello Xinjiang si stia espandendo rapidamente, dobbiamo prendere provvedimenti per garantire che le aziende statunitensi e i consumatori incauti non siano complici degli abusi”, ha detto in una dichiarazione.

Tradotto da: Massimiliano Volpato

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/05/19/apple-products-extensively-use-communist-chinas-forced-labor-components-report.html