Ricercatori cinesi legati all’esercito hanno ‘umanizzato’ dei topi per testare il Coronavirus prima della pandemia

"Quando i funzionari dell'NSC hanno lavorato a ritroso dalla data di pubblicazione per stabilire una tempistica per lo studio, è diventato chiaro che i topi erano stati progettati nell'estate del 2019, prima ancora che la pandemia iniziasse", secondo Vanity Fair.
Gli scienziati cinesi hanno sviluppato topi con polmoni simili a quelli umani per testare i virus. (Immagine: Nature_Blossom tramite Pixabay)
Gli scienziati cinesi hanno sviluppato topi con polmoni simili a quelli umani per testare i virus. (Immagine: Nature_Blossom tramite Pixabay)

I ricercatori cinesi hanno lavorato ad un progetto in cui sono stati utilizzati topi con polmoni simili a quelli umani per testare l’infettività di vari virus, tra cui il virus COVID-19 o il SARS-CoV-2. Tali esperimenti cinesi hanno persino ricevuto finanziamenti dal governo degli Stati Uniti.

Studio dell’aprile 2020

Un rapporto di Vanity Fair cita uno studio dell’aprile 2020 i cui co-autori sono 23 ricercatori. Undici dei ricercatori hanno lavorato presso l’Accademia delle Scienze Mediche Militari, l’istituto di ricerca medica dell’esercito cinese.

“Utilizzando la tecnologia di modificazione genetica nota come CRISPR, i ricercatori hanno ingegnerizzato topi con polmoni umanizzati, quindi hanno studiato la loro suscettibilità alla SARS-CoV-2. Quando i funzionari dell’NSC hanno lavorato a ritroso dalla data di pubblicazione per stabilire una tempistica per lo studio, è diventato chiaro che i topi erano stati progettati nell’estate del 2019, prima ancora che la pandemia iniziasse“, secondo Vanity Fair.

Sembra che i funzionari del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSC) lo sapessero e si domandavano se i militari cinesi stavano testando i virus su “modelli di topi umanizzati” per determinare quali di loro erano infettivi per gli esseri umani.

I funzionari dell’NSC pensavano di avere abbastanza indizi per sostenere una teoria di fuga dal laboratorio della pandemia COVID-19. Hanno dunque iniziato a parlarne con altre agenzie statunitensi. Tuttavia, le loro preoccupazioni non sono state ricambiate con alcun interesse.

“Siamo stati respinti… La risposta è stata molto negativa”, ha detto ai media Anthony Ruggiero, direttore senior dell’NSC per la controproliferazione e la biodifesa.

Un team dell’NSC si è anche imbattuto in un documento di ricerca del 2015 di Shi Zhengli. Zhengli è il principale ricercatore di coronavirus presso l’Istituto di virologia di Wuhan (WIV). Mentre il WIV è la principale struttura di ricerca sui coronavirus della Cina, contenente uno dei più grandi campioni di ceppi di virus di pipistrello nel mondo.

Zhengli è stato uno dei primi scienziati a proporre i pipistrelli ferro di cavallo come “serbatoi naturali di SARS-CoV” (virus della SARS). L’articolo è stato scritto insieme a Ralph Baric, un epidemiologo dell’Università del North Carolina.

Il documento di ricerca ha discusso esperimenti in cui i topi sono stati utilizzati come soggetti di prova. Nello studio hanno inserito la proteina proveniente da un pipistrello ferro di cavallo cinese nella struttura molecolare del virus della SARS del 2002. Questo ha finito per creare un nuovo agente patogeno infettivo. Il documento ha dimostrato che la proteina spike di un nuovo coronavirus può infettare le cellule di un essere umano.

Il rapporto di Vanity Fair afferma anche che il team di ricerca di Zhengli al WIV aveva testato almeno due nuovi coronavirus di pipistrello negli ultimi tre anni su topi umanizzati nel tentativo di determinare la loro infettività. Ulteriori informazioni sui due virus non sono state divulgate.

Studio del luglio 2020

Politico riferisce di uno studio pubblicato all’inizio di giugno 2020 che ha dettagliato il lavoro di un team di ricercatori cinesi di Pechino. I ricercatori hanno studiato topi geneticamente modificati che avevano cellule polmonari contenenti il recettore umano ACE2, che è il recettore cellulare che permette ai coronavirus di infettare facilmente gli esseri umani.

Molti degli scienziati coinvolti nello studio erano collegati all’Accademia delle Scienze Militari. I funzionari statunitensi credevano che il laboratorio di Pechino stesse conducendo test sui coronavirus nei topi anche prima dello scoppio della pandemia COVID-19, un fatto che il laboratorio non ha rivelato.

“Questo era solo una sbirciata sotto una tenda di un’intera galassia di attività, tra cui laboratori e laboratori militari a Pechino e Wuhan che giocano con i coronavirus nei topi ACE2 in laboratori non sicuri… Suggerisce che stiamo dando una sbirciata a un corpo di attività che non è compreso in Occidente o ha anche precedenti qui”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione.

Documento di ricerca del dicembre 2017

Un rapporto di aprile 2020 di The Sun cita un documento di ricerca del dicembre 2017 che dettaglia gli esperimenti sui topi condotti presso l’Istituto di virologia di Wuhan. Ai topi è stato iniettato un virus che ha tracciato la loro attività neurale. Ad alcuni di loro sono stati impiantati pezzi di metallo sulla testa. Alle code erano attaccati dei fili. I topi sono stati poi sottoposti a scosse elettriche.

Gli esperimenti miravano a generare paura nei topi che venivano messi in gabbie con porte elettrificate. Venivano riprodotti rumori forti. Uno dei test consisteva nel disidratare gli animali per 23 ore e poi costringerli a correre su una ruota per essere ricompensati con acqua. Dopo che i test sono stati condotti, i topi sono stati uccisi e i loro cervelli sono stati sezionati. Il WIV è stato coinvolto nello sviluppo del virus e nella preparazione dei campioni di cervello.

Finanziamento degli Stati Uniti

Fox News cita i dati del White Coat Waste Project per riferire che la WIV è stata coinvolta nella ricerca finanziata dal National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti. Una delle sovvenzioni, del valore di 3,4 milioni di dollari, riguardava l’iniezione di virus nel cervello dei topi.

Un’altra sovvenzione, del valore di 3,7 milioni di dollari, è stata assegnata alla ricerca sui coronavirus dei pipistrelli. L’importo esatto ricevuto dal WIV è sconosciuto, poiché l’istituto era uno dei tanti che hanno collaborato a tali ricerche.

“La spesa del governo degli Stati Uniti che abbiamo esposto al famigerato Istituto di virologia di Wuhan è oltraggiosa e inaccettabile… “, ha detto Justin Goodman, vice presidente del White Coat Waste Project per l’advocacy e la politica pubblica a Fox News.

Tradotto da: Massimiliano Volpato

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2021/06/22/chinese-military-linked-researchers-used-humanized-mice-for-testing-coronavirus.html