Riciclaggio della plastica: il mito incompreso

Di tutta la plastica prodotta, abbiamo riciclato solo il 9%. Da decenni la produzione di plastica ha altamente superato la sua riciclabilità.
simboli polietilene
Di tutta la plastica che abbiamo prodotto, solo il 9% è stato riciclato. (Immagine: tramite National Waste & Recycling Association / Screenshot YouTube)

Di tutta la plastica prodotta, abbiamo riciclato solo il 9%. Allora, cos’è successo a tutta quella plastica che avete messo nel cestino del riciclaggio nel corso degli anni? Alzi la mano chi è cresciuto pensando che riciclare i rifiuti di plastica fosse la chiave per salvare l’ambiente! Abbiamo scoperto che da decenni la produzione di plastica ha altamente superato la sua riciclabilità.

La creazione di questo «mito» del riciclaggio è il motivo per cui, nonostante 30 anni di diligente attività di riciclaggio, abbiamo cose come la Great Pacific Garbage Patch. Inoltre, l’utilizzo che si fa della plastica continua ad aumentare ogni anno. Il vero volto della situazione è che il processo di riciclaggio della plastica, in realtà, è molto impegnativo e costoso.

Falso riciclaggio della plastica

Il mito creato intorno al riciclaggio della plastica è molto semplice. Cerchiamo i simboli con frecce a forma di triangolo, poi mettiamo i rifiuti nel cestino del riciclaggio in modo che possano essere riutilizzati. Purtroppo il grande pubblico ha frainteso il vero scopo di questi triangoli. Questo, fin dalla loro invenzione negli anni Ottanta. Questi triangoli sono stati creati dall’industria della plastica. Secondo un rapporto fornito loro nel luglio 1993, stavano creando «aspettative irrealistiche» su ciò che poteva essere effettivamente riciclato. Hanno, comunque, deciso di continuare a usare quei codici.

Per questo motivo molte persone credono ancora che questi simboli triangolari (noti anche come codice identificativo della resina o RIC) identifichino un qualcosa come riciclabile. Invece, secondo lAmerican Society for Testing and Materials International (ASTM) – che controlla il sistema RIC – i triangoli numerati non sono «codici di riciclo». Infatti, non sono utili al pubblico in generale ma, piuttosto, all’industria della plastica post-consumo!

coppette polistirolo
Le coppette in polistirolo sono il più lontano possibile dal riciclabile, ma hanno ancora un codice identificativo di resina. (Immagine: tramite pixabay CC0 1.0)

In altre parole, questi simboli facilitano lo smistamento dei diversi tipi di plastica. Alcuni tipi, però, in base all’impianto di riciclaggio, non possono essere riciclati. Lara Camilla Pinho, architetto e docente presso la UWA School of Design, alla ricerca di nuovi usi dei rifiuti plastici, ha dichiarato:

«Purtroppo, il solo fatto di mettere la plastica nel cestino del riciclaggio non significa che verrà riciclata. Il sistema di riciclaggio è complicato e spesso dettato dalla domanda del mercato. Non tutta la plastica è riciclabile. Non possiamo riciclare sacchetti di plastica o cannucce, per esempio»

Cosa rende così difficile il riciclaggio della plastica?

Lara ha detto:

«Essenzialmente, ci sono due tipi di plastica – termoplastica e termoindurente. Mentre i termoplastici possono essere rifusi e modellati, i termoindurenti contengono polimeri reticolati che non possono essere separati e quindi non possono essere riciclati. Anche i termoplastici hanno un limite al numero di volte che possiamo riciclarli, in quanto ogni volta che vengono riciclati vengono declassati in qualità».

Anche quando la plastica è riciclabile, spesso quel processo risulta essere più costoso della produzione di nuove materie plastiche.

plastica architettura
L’uso della plastica in architettura aiuta a diminuirne la dispersione nell’ambiente. (Immagine: Lara Pinho)

Zucchero, alghe e funghi

Se il sistema di riciclaggio convenzionale non funziona, cosa si potrebbe fare con tutta la plastica che abbiamo creato? Lara sta cercando il modo di aggiungere valore alla plastica riciclata. Ad esempio la utilizza nella progettazione e nello sviluppo di prodotti architettonici. Spera che questi si possano utilizzare per aiutare le comunità meno servite. Sono sommerse dai rifiuti di plastica in maniera sproporzionata.

Oltre al riciclaggio, dobbiamo anche trovare il modo di ridurre l’uso di plastiche vergini a base di petrolio. La bioplastica è uno di questi prodotti. Negli ultimi anni ha avuto inoltre un grande successo. Anche se sono migliori delle plastiche a base di petrolio, le bioplastiche hanno anche una loro serie di sfide. Lara ha detto:

«Ci sono già molte alternative a base biologica alla plastica, come la bagassa – un sottoprodotto della lavorazione della canna da zucchero.»

Il micelio è un tipo di fungo che fornisce anche un’interessante alternativa alla plastica. Lara ha aggiunto:

«Nel campo dell’architettura, il micelio comincia ad essere utilizzato come alternativa all’isolamento in plastica, ma anche come imballaggio compostabile e mattoni. I mattoni impiegano circa cinque giorni per essere realizzati e sono consistenti, durevoli, resistenti all’acqua e compostabili alla fine del loro utilizzo»

La torre Hy-Fi, creata da The Living, è un esempio di edificio realizzato con questi mattoni. E infine, c’è l’alga. Lara ha detto:

«Le alghe marine sono a buon mercato e possono riprodursi rapidamente senza fertilizzanti. In architettura, c’è l’uso delle alghe marine come alternativa all’isolamento in plastica, ma anche come rivestimento».

plastica in canna da zucchero mattoncini
La plastica a base di canna da zucchero può essere utilizzata per realizzare grandi progetti – e anche piccoli. LEGO ha lanciato i primi mattoncini a base vegetale nel 2018. (Immagine: tramite Brickset)

Più soldi, più problemi

Certo, tutte queste alternative sono grandiose. Tuttavia, la causa principale del nostro dilemma plastico non è scientifica o tecnologica, ma economica. Finché sarà più economico creare nuove plastiche a partire da combustibili fossili piuttosto che da bioplastiche o dal riciclaggio, rimarremo bloccati con le isole di rifiuti di plastica che galleggiano nei nostri oceani. Il vero costo per la nostra salute e per il nostro ambiente non è ancora stato incluso nell’equazione. Ma una volta che lo sarà, forse avverrà il vero cambiamento.

Tradotto da: Ilona Golebiewska

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2020/10/25/the-plastic-myth-and-the-misunderstood-triangle.html