Scoperta: Alzheimer, come il cervello si «aggroviglia»

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Lo studio ha rivelato che i neuroni aggrovigliati, un segno distintivo della demenza, si formano in parte da un processo cellulare deviato e permette a una proteina tossica chiamata tau, di fuoriuscire nelle cellule cerebrali sane. (Immagine: tramite pixabay CC0 1.0)

In una recente scoperta, i ricercatori dell’Università del Queensland, hanno rivelato un nuovo processo di «semina» nelle cellule cerebrali. Potrebbe essere la causa della demenza e del morbo di Alzheimer.

Il professor Jürgen Götz è ricercatore dell’Istituto sulla demenza UQ Queensland Brain. Secondo Gotz lo studio ha rivelato che i neuroni aggrovigliati, un segno distintivo della demenza, sono in parte dovuti ad un processo cellulare deviato. Questo permette ad una proteina tossica, la tau, di penetrare nelle cellule cerebrali sane:

«Queste perdite creano un processo di semina dannoso che causa i grovigli di tau e alla fine portano alla perdita di memoria e ad altre menomazioni».

Il professor Götz ha affermato che fino ad ora i ricercatori non capivano come i semi di tau fossero in grado di fuoriuscire dopo il loro assorbimento nelle cellule sane. Ha aggiunto:

«Nelle persone con il morbo di Alzheimer, sembra che le piccole sacche che trasportano messaggi all’interno o all’esterno delle cellule, chiamate esosomi, scatenino una reazione che perfora la parete della loro stessa membrana cellulare e permette ai semi tossici di fuggire».

«Man mano che la tau si accumula nel cervello, essa alla fine forma dei grovigli, e insieme alle proteine configurate in modo anormale note come placca amiloide, formano le caratteristiche chiave di queste malattie neurologiche».

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Un team guidato dal dottor Polanco sta studiando il ruolo degli esosomi e la disfunzione cellulare come fattore di rischio nelle malattie neurodegenerative. (Immagine: tramite pixabay / CC0 1.0)

Questa scoperta recente ha prodotto ottimi risultati nel campo del morbo di Alzheimer

Il ricercatore del Queensland Brain Institute, il Dr. Juan Polanco, ha dichiarato che i risultati della recente scoperta aiuterebbero gli scienziati a ricostruire come si verificano le forme non ereditarie del morbo di Alzheimer e altre demenze. Ha affermato:

«Più comprendiamo i meccanismi sottostanti, più facile sarà interferire con il processo e rallentare o addirittura arrestare la malattia».

«Insieme all’Alzheimer, questo processo cellulare potrebbe anche giocare un ruolo di primo piano in altre malattie cognitive, dalla demenza del lobo frontale ai rari disturbi neurologici con tau tossica».

«Anche nella ricerca sul cancro, ci sono prove emergenti che dimostrano che questi esosomi possono caricare messaggi unici che riflettono la condizione dei tumori e permette loro di replicarsi e diffondere il cancro più rapidamente attraverso il corpo».

Il futuro si apre ad ulteriori ricerche ed interventi sul comportamento delle malattie neurodegenerative

«Migliorare la nostra comprensione su come l’Alzheimer e altre malattie si diffondono attraverso gli esosomi ci permetterà di creare nuovi modi per trattare e intervenire in questi processi cellulari in futuro».

Il professor Götz dirige la ricerca al Centro Clem Jones della QBI per la ricerca sulla demenza senile. Un team del suo gruppo di ricerca, guidato dal dottor Polanco, sta esaminando il comportamento degli esosomi e la disfunzione cellulare come fattore di rischio nelle malattie neurodegenerative.

Questa ricerca è pubblicata in Acta Neuropathologica (DOI:10.1007/s00401-020-02254-3, PMID: 33417012). È stata presentata anche sul sito web AlzForum, con sede negli Stati Uniti.

Fornito da: Università del Queensland

[Nota: I materiali possono essere modificati per contenuto e lunghezza].

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2021/02/03/new-discovery-for-how-the-brain-tangles-in-alzheimers-disease.html