Serbia e Kosovo, siglato accordo storico alla Casa Bianca con Trump

Le due nazioni balcaniche hanno accettato una "pax economica", firmando una serie di accordi alla casa bianca. Trump : "risultato storico"
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Il Presidente Trump sigla l'accordo tra Serbia e Kosovo. (Immagine: YouTube / Screenshot )

Kosovo e Serbia hanno firmato a Washington un accordo di normalizzazione economica: «Un risultato storico», frutto della sua «diplomazia innovativa», lo definisce il Presidente americano Donald Trump.


L’alleanza tra il presidente serbo Aleksandar Vučić e il premier kosovaro Avdullah Hoti sembra destinata infatti a cambiare i destini di due intere regioni e rimanere impressa nelle memorie della storia.

Questo accordo, definito salvifico, in grado di portare pace e futura prosperità anche sulla tormentata area mediorientale, sembra non riesca però a risolvere i numerosi dubbi a lungo margine sull’efficacia e sulle potenziali ricadute negative dell’intesa.

I due paesi hanno accettato di bloccare per 1 anno le reciproche ostilità, concentrandosi invece sulla crescita economica possibile tra di loro, con il supporto degli Stati Uniti. I 2 leader hanno anche acconsentito ad altri accordi, come quello di considerare “Hezbollah” un’organizzazione terroristica e il divieto di utilizzo di infrastrutture 5G da paesi considerati ‘non affidabili’ (leggasi Cina).


Per alcuni «euro-ottimisti» il desiderio di affermazione e l’opportunismo dell’azione diplomatica di Trump rilanciano indirettamente i negoziati facilitati da Bruxelles, confermando che l’unica ad essere in grado di raggiungere una normalizzazione dei rapporti è l’Unione europea, attraverso la prospettiva di integrazione di entrambi i contendenti.


La dinamica degli ultimi eventi conferma però che Unione europea e USA approfondiscono le divergenze sulla questione serbo-kosovara, rendendo il tradizionale lavoro in «tandem» tra Bruxelles e Washington sempre più problematico, soprattutto in caso di rielezione del presidente Trump.

La diplomazia europea, infatti non ha nascosto la sua disapprovazione su un eventuale spostamento di ambasciate a Gerusalemme.