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    Studente australiano minacciato per sostenere la causa di Hong Kong

    Drew Pavlou è uno studente australiano di 20 anni. Frequenta l’Università del Queensland e sta rischiando l’espulsione dal college. Il giovane è stato incriminato per aver organizzato una manifestazione pro-Hong Kong lo scorso anno e per il suo attivismo contro il Partito Comunista Cinese (PCC).

    Fronteggiare l’espulsione

    L’università ha accusato Pavlou di una serie di violazioni politiche e questo mese si terrà un’udienza privata per condotta inappropriata. È stato preparato un documento di 186 pagine che delinea le accuse contro lo studente. «Mescola il mio attivismo per Hong Kong e le mie critiche al PCC con cose più banali… Ovvero che, ad esempio, ho usato una penna in un negozio del campus senza averla pagata – l’ho rimessa di nuovo sullo scaffale… penso che abbiano inserito quelle piccole stupidaggini per coprire il fatto che si tratta davvero di una cosa politicamente motivata», ha detto a ABC News.

    Una delle accuse mosse contro Pavlou è che ha manifestato all’esterno dell’Istituto Confucio dell’università indossando indumenti protettivi. Lo scorso anno è stato coinvolto in un intenso dibattito online con degli studenti internazionali cinesi. Lo hanno addirittura chiamato «cane». Pertanto, anche Pavlou ha usato delle imprecazioni nei suoi messaggi. Olivia Brumm, presidente della Guild Student of Technology dell’Università del Queensland, ha definito la maggior parte delle accuse di cattiva condotta «banali». Crede che Pavlou sia preso di mira perché risulta essere una
    «spina nel fianco dell’università».

    studente attivismo pro Hong Kong
    Pavlou insiste nel supportare Hong Kong e nell’attivismo contro il Partito Comunista Cinese. (Immagine: Andrew Mercer via Wikimedia CC BY-SA 4.0)

    Il rapporto tra l’Università del Queensland e Pechino è stato attentamente esaminato da circa un anno. È noto che il Partito Comunista Cinese abbia finanziato almeno quattro corsi all’università. Uno di questi parla del ruolo della Cina rispetto ai «diritti umani». Il vice cancelliere dell’università, Peter
    Hoj, è stato anche consulente presso Hanban, l’organizzazione che finanzia e gestisce gli istituti Confucio in tutto il mondo. Xu Jie, console generale cinese a Brisbane, è stato nominato professore
    aggregato all’università nel 2019. Quando ha chiamato i sostenitori pro-Hong Kong «separatisti anti-cinesi» ha scatenato una tempesta. Intanto, elogiava le attività degli studenti cinesi all’università definendole un gesto «patriottico».
    Con tali collegamenti tra l’università e Pechino, non c’è da meravigliarsi che Pavlou sia visto come una minaccia. In effetti, lo studente ha adottato un «ordine di condotta pacifica» contro Xu, che lo aveva definito un separatista. Le osservazioni sono state pubblicate dal portavoce del Partito Comunista Global Times. Lo studente ha ricevuto inoltre diverse minacce di morte. Una di queste ha persino provocato la morte di sua madre. Però, nonostante tutte le sfide, Pavlou continua a denunciare il Partito Comunista Cinese e le sue attività nefaste. Nell’udienza si dichiarerà «non colpevole» per ogni accusa.

    Coronavirus e università

    La Cina sta usando la sua popolazione studentesca in Australia per fare pressione sul paese. È accaduto che il governo australiano abbia richiesto un’indagine indipendente sull’origine del coronavirus del PCC. Riguardo a ciò, Pechino ha minacciato che una tale mossa avrebbe portato a un possibile boicottaggio delle università australiane da parte di studenti cinesi. Cheng Jingye, ambasciatore cinese in Australia, ha avvertito che i genitori cinesi si sarebbero infuriati con Canberra nel caso si fosse unita a Washington per scatenare una «campagna politica» contro la Cina.

    studente università
    La cina ha minacciato di ritirare gli studenti cinesi dalle università australiane. (Immagine: Knowledgeispower3 via Wikimedia CC BY-SA 4.0)

    I giovani cinesi costituiscono una fetta consistente delle iscrizioni di studenti internazionali nelle università australiane. Se Pechino riuscisse a limitarli, sarebbe un duro colpo per l’economia del paese. Lo scoppio del coronavirus del PCC ha già ridotto le loro iscrizioni, mettendo così diverse università australiane in difficoltà finanziarie. Alcune istituzioni importanti hanno previsto delle perdite per l’anno corrente che in media si aggirano intorno a 163 milioni di dollari.

    Se le università australiane riuscissero a ridurre la dipendenza dagli studenti cinesi e dai fondi del PCC, potrebbero riavere alcune delle loro libertà e consentire agli studenti e ai docenti di esprimere liberamente le proprie opinioni nel campus. Dopotutto, se mancano le libertà all’interno di un campus universitario, la cosa non può che gettare ombra su tutto il paese.

    Tradotto da: Ilona Golebiewska

    Articolo in inglese:https://www.visiontimes.com/2020/05/17/pro-hong-kong-student-threatened-with-expulsion-in-australia.html

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