Studio PEW: la Cina, il peggior violatore della libertà religiosa

Le «Stazioni di pratica della civiltà per una nuova era» sono un modo per inserire il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi nella mente della gente. Tali centri mirano a rafforzare l'influenza del partito a livello di popolazione. Sono spesso usati per far sì che i credenti religiosi abbandonino la loro fede e seguano il PCC.
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Un nuovo studio di ricerca del PEW rileva che la Cina è il peggior violatore della libertà religiosa al mondo. (Immagine: Francisco Anzola via flickr CC BY 2.0 

Un nuovo studio di ricerca PEW ha classificato la Cina al primo posto nel suo indice di restrizione governativa (GRI) su 198 nazioni. Indica che la nazione asiatica è il peggior violatore della libertà religiosa nel mondo. In effetti, la Cina è stata in cima alla lista ogni anno dall’inizio dello studio annuale. Nel 2018, la nazione asiatica ha ricevuto un punteggio massimo di 9,3 / 10 sul GRI.

Cina e libertà religiosa

Il rapporto afferma che il governo cinese ha messo al bando alcune religioni come il Falun Gong, ha proibito alcune pratiche religiose. Ha fatto irruzione in luoghi di culto religiosi e ha persino torturato individui che hanno professato la loro fede in una particolare religione. Il rapporto ha anche rivelato come il governo cinese abbia detenuto fino a 2 milioni di uiguri, kazaki e altri musulmani nella provincia dello Xinjiang nel 2018.

Il dottor Tsering Topgyal, assistente professore in Relazioni internazionali dell’Università di Birmingham, osserva che la costituzione cinese prevede effettivamente una disposizione per la libertà religiosa.

Tuttavia, c’è una discrepanza quando si tratta di attuare la politica, poiché il governo cinese limita attivamente la propagazione delle religioni. Egli afferma che sotto il governo di Xi Jinping, il Partito comunista cinese (PCC) ha cercato di cooptare le religioni per allinearsi con gli interessi del Partito e dello Stato.

«Se si guarda alle questioni del Tibet, dello Xinjiang e alle politiche verso i buddisti e i musulmani, si vede che c’è una chiara agenda di sinicizzazione. Sotto Xi-Jinping, il PCC ha spinto la sinicizzazione della religione o ha plasmato tutte le religioni per conformarsi alle dottrine del partito ufficiale e ai costumi della maggior parte della popolazione», ha detto, come riportato dall’Amministrazione centrale tibetana.

musulmano cinese
Un musulmano cinese
Guardando alla politica cinese nei confronti di buddisti e musulmani, c’è una chiara agenda per sinicizzare la religione in modo che sia conforme alle dottrine del Partito comunista. (Immagine: Michał Huniewicz tramite flickrCC BY 2.0 )

Convertire chiese e distruggere statue

In ottobre, il dipartimento per gli affari religiosi della città di Putian, nel sud-est della Cina, ha speso circa 75.000 dollari. Ha convertito il primo piano di una chiesa in una «Stazione di pratica della civiltà per una nuova era». Il PCC ha creato tali centri di propaganda in tutta la Cina rurale come un modo per inserire il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi nella mente della gente. Tali centri mirano a rafforzare l’influenza del partito a livello di popolazione. Sono spesso usati per far sì che i credenti religiosi abbandonino la loro fede e seguano il PCC.

Il governo cinese ha anche distrutto numerose statue buddiste. A maggio, una statua del Buddha alta 30 metri nella città di Jinjia è stata coperta da una nuova costruzione. A febbraio è stata demolita una statua di Guanyin, un bodhisattva buddista, alta 12 metri. Una fonte ha dichiarato che il governo cinese vuole spazzare via tutte le religioni perché sfidano l’autorità e l’influenza del partito comunista. L’anno scorso il governo ha ordinato la rimozione di una statua di rame del Buddha Shakyamuni nella città di Fushun. Fu costruita al costo di circa 1,5 milioni di dollari. I residenti hanno presentato una petizione per chiedere ai funzionari di non distruggere la statua. Tuttavia le autorità hanno minacciato di arrestare coloro che protestavano contro la decisione.

statua Guanyin bodhisattva buddista distrutta no libertà religiosa
Cosa rimane della statua di Guanyin del tempio di Zhuanlun.
Il governo cinese ha anche distrutto statue buddiste, tra cui questa statua di Guanyin del Tempio di Zhuanlun. (Immagine: tramite Bitter Winter)

Controllo tibetano

Secondo i media, la Cina sta promuovendo l’ateismo in Tibet con l’obiettivo di eliminare il buddismo. A questo scopo, il Partito chiede ai beneficiari delle misure anti-povertà di limitare la loro spesa per la religione. Insegna loro che essere religiosi è «una cattiva vecchia abitudine».

Le immagini del Dalai Lama, un tempo comuni in molte case tibetane, sono state vietate. Al contrario, nelle case della gente sono stati affissi poster incorniciati del presidente Xi Jinping. Il governatore del Tibet ha dichiarato che la gente presta più attenzione all’aldilà e che il loro desiderio di migliorare la loro vita attuale è debole. Egli ritiene che sia dovere del governo « correggere» le menti di queste persone.

Tradotto da: Monica Padoan

Articolo in inglese: https://visiontimes.com/2020/11/30/china-worst-religious-freedom-violator-says-pew-study.html