Taiwan invia aiuti sanitari all’Italia

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Taiwan si è distinta a livello internazionale per la sua efficace risposta al virus del PCC. (Foto di Yenyu_Chen da Pixabay)

Taiwan (la Repubblica di Cina) ha inviato all’Italia un carico di aiuti di 500 mila mascherine destinate al comparto sanitario. Questo carico di materiale si aggiunge ad un’altra iniziativa portata avanti dal Luodong St. Mary Hospital, il rinomato «ospedale degli stranieri» in collaborazione con i sacerdoti Camilliani. Nella regione dell’Yilan è stata infatti avviata una raccolta fondi che è arrivata alla cifra di circa 2,8 milioni di euro.

Inoltre anche la comunità cattolica, mobilitata dalla Nunziatura Apostolica di Taipei, si è attivata per raccogliere ed inviare aiuti sanitari all’Italia. Padre Giuseppe Didone dell’ordine Camilliano ha dichiarato che: «I sacerdoti italiani hanno aiutato sempre tutte queste persone. Cinquanta, sessant’anni fa erano molto poveri, avevano bisogno di tutto, così i sacerdoti portarono cibo e soldi dall’Italia per aiutare questa gente. Oggi l’Italia ha bisogno di aiuto, quindi queste persone vogliono restituire ciò che l’Italia ha portato loro».

Questi recenti aiuti hanno avuto un impatto mediatico ben inferiore rispetto alla propaganda del Partito Comunista Cinese, che negli ultimi mesi, anche in Italia, è arrivata in maniera molto netta. Sebbene Taiwan sia vicina all’epicentro del contagio di Wuhan, la sua risposta è stata considerata eccellente e tempestiva.

Ancora oggi l’isola riesce a tenere molto bassi sia i contagi che gli effettivi decessi. Questo risultato è da attribuire alla pronta risposta del governo di Tsai Ing-Wen, che in gennaio ha avviato stretti controlli sui voli provenienti dalla Cina e messo in campo rigide regole di contenimento e prevenzione. Non appena è stato chiaro che in Cina vi era effettivamente una malattia fortemente contagiosa che poteva diffondersi velocemente (il regime cinese asseriva ancora il contrario), essi hanno subito agito.

La Repubblica di Cina (Foto di Gordon Johnson da Pixabay).

Ma nonostante questo, Taiwan non è ancora riuscita a farsi ammettere nell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In più occasioni le autorità taiwanesi hanno dichiarato come essa di proposito abbia evitato fin dall’inizio dell’epidemia di condividere con l’isola dati e informazioni utili sulla malattia. Non è un mistero che da sempre Pechino considera Taiwan come una provincia solo temporaneamente distaccata dal governo continentale e l’ha spesso ostacolata sulla scena internazionale.