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    Trump: «Potremmo tagliare tutte le relazioni con la Cina»

    Mentre in America il Virus del PCC continua a fare un morto ogni quattro persone Donald Trump ha rilasciato un’intervista sottolineando che dal virus non si torna indietro. Il presidente potrebbe infatti chiudere tutti i rapporti con la Cina, mettendo in discussione l’accordo commerciale di gennaio, per ora giunto solo alla prima fase.

    Giovedi 14 maggio, nell’intervista concessa alla giornalista Maria Bartiromo di Fox Business, il presidente USA ha dichiarato: «Non avrebbero mai dovuto lasciare che la pandemia accadesse. Sono molto deluso della Cina». Nonostante dica di essere in buoni rapporti col XI Jinping, il presidente sembra aver perso fiducia verso la seconda potenza mondiale.

    Il virus del PCC infatti continua ad essere una grossa minaccia per il paese con ad oggi 89.023 morti e 1.477.815 casi confermati. Sono diverse settimane che il presidente accusa Pechino di aver celato i reali pericoli della pandemia, avendone così favorito la diffusione. Ha aggiunto inoltre «Possiamo tagliare tutte le relazioni con la Cina. Se lo facessimo risparmieremmo 500 miliardi di dollari.»

    Sfiducia verso la seconda potenza mondiale

    Trump ha spiegato dunque che la Cina continuerebbe a trarre vantaggio dagli Stati Uniti pur non pagando la loro giusta quota. InvestireOggi dice: «Funziona così il social-capitalismo di stampo cinese: le imprese producono senza i vincoli a cui sono sottoposti le concorrenti straniere e quel che non riescono a vendere in patria lo esportano anche sotto-costo. Ci penserà lo stato a coprire le perdite, attingendo a quelle immense riserve valutarie accumulate anche grazie alle distorsioni dei tassi di cambio».

    Per questo, Trump ha anche detto alla giornalista che sta «molto fortemente» considerando di affidare alle società cinesi in USA il ​​rispetto dei principi contabili statunitensi. Attualmente, non sono tenute a farlo e questo avrebbe consentito diverse pratiche fraudolente e perdite per gli investitori.

    società cinesi operai
    Trump ha anche detto alla giornalista che sta «molto fortemente» considerando di affidare alle società cinesi in USA il ​​rispetto dei principi contabili statunitensi. (Immagine: Pixabay / CC0 1.0 )

    Inoltre lunedì la casa Bianca ha fatto pressione perché il fondo pensione federale statunitense ritardasse gli investimenti in azioni cinesi. Secondo Milanofinanza.it «Il Thrift Savings Plan (TSP), un fondo di previdenza per dipendenti federali e membri dell’esercito, include un fondo internazionale da 40 miliardi di dollari. Quest’anno avrebbe dovuto investire in un indice che incorpora anche le società cinesi, ma l’investimento non è ancora partito, è rimasto sotto esame a Washington […]».

    De-globalizzazione

    Questo perché la necessità attuale dell’America è quella di non dipendere più per materie prime dall’esterno e produrre in loco. Infatti l’interruzione delle filiere di approvvigionamento per il virus ha messo in luce la dipendenza americana dai Paesi stranieri. Il presidente ha aggiunto che: «Trump aveva ragione e tutti gli davano contro, abbiamo queste stupide catene di fornitura in tutto il mondo, se un solo tassello viene meno crolla tutto, dobbiamo produrre negli Usa».

    Quando è scoppiata la pandemia, gli americani si sono ritrovati a corto di dispositivi di protezione e ventilatori, prodotti soprattutto all’estero, così rapidamente hanno riorganizzato importanti filiere di approvvigionamento. La pandemia ha reso palese che le catene globalizzate possono interrompersi da un momento all’altro, ed è necessario attivare la produzione interna almeno per i beni considerati essenziali. «Per molti versi, abbiamo imparato molto. E riporteremo la produzione [negli Stati Uniti, ndr] come non avremmo mai potuto fare senza tutto questo, per quanto brutto sia stato»

    Trump
    La pandemia ha reso palese che le catene globalizzate possono interrompersi da un momento all’altro. (Immagine: Pixabay / CC0 1.0 )

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