Twitter e Facebook restano passivi mentre eserciti di bot promuovono i diplomatici cinesi comunisti ed espandono la propaganda

Gente che esulta quando il 17 aprile 2014, a New York City, Weibo cinese ha iniziato a fare trading sul Nasdaq. Un'indagine di Oxford e Associated Press ha scoperto che un esercito di account falsi su Facebook e Twitter aiuta a promuovere i media e i funzionari del Partito Comunista Cinese. La Big Tech non riesce a trattare con il PCC con gli stessi rigidi standard con cui ha trattato Donald Trump e i conservatori statunitensi. (Immagine: Spencer Platt / Getty Images)

Secondo un recente rapporto, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha utilizzato un esercito di falsi account Twitter e Facebook per fare propaganda e manipolare l’opinione del mondo esterno sulla politica pubblica riguardante la Cina.

Una collaborazione tra l’Associated Press e l’Oxford Internet Institute, nel corso di un’indagine di sette mesi, ha scoperto “un esercito di account falsi”. Questi ritwittano decine di migliaia di volte i post pubblicati dai media statali cinesi e dai diplomatici. Tutto nel tentativo di amplificare la propaganda attraverso gli algoritmi delle piattaforme.

Tra giugno 2020 e febbraio 2021 i ricercatori hanno esaminato le comunicazioni sui social media dei diplomatici cinesi e di 10 tra più grandi organi di propaganda statale:

  • I diplomatici cinesi hanno twittato 201.382 volte durante il periodo, con una media di 778 volte al giorno. I post hanno raccolto un milione di commenti, 1,3 milioni di retweet e 7 milioni di “Mi piace”.
  • I media statali del PCC gestiscono 176 account su Facebook e Twitter. In totale questi account hanno creato 700.000 post, che hanno raccolto oltre 27 milioni di commenti e ricondivisioni, insieme a 355 milioni di “Mi piace”.

“Gli account sui social media dei diplomatici della RPC e delle agenzie di media sostenute dallo stato ricevono molto impegno da altri utenti, ma una parte sostanziale di questo impegno è generata da account ‘super diffusori’ e ‘a fuoco rapido‘, afferma il rapporto. Aggiunge inoltre che l’automazione di questi account è in grado di amplificare i messaggi del PCC nel giro di pochi secondi dalla loro pubblicazione.

I ricercatori hanno scoperto che “quasi la metà di tutti i retweet degli account della RPC proviene da questi account super-diffusori”.

Lo studio ha rilevato che i funzionari del governo cinese hanno iniziato solo di recente ad avere una loro presenza su Twitter. Oltre tre quarti dei diplomatici che attualmente possiedono un account si sono uniti alla piattaforma solo negli ultimi due anni.

Ad esempio, Liu Xiaoming, ex ambasciatore nel Regno Unito, si è unito a Twitter nell’ottobre 2019 e conta oltre 119.000 follower.

Tra giugno 2020 e febbraio 2021 i suoi post sono stati ritwittati più di 43.000 volte. Più di 10.000 retweet provengono da account che sono stati successivamente sospesi dalla piattaforma. Nella maggior parte delle settimane, quasi il 30-50% dei retweet proveniva da account scoperti poi essere dei bot automatici.

In questa guerra tecnologica asimmetrica, Pechino dirige rigorosamente i media e Internet all’interno dei suoi confini, bloccando l’influenza occidentale nel proprio Paese. Ma attraverso le piattaforme dei social media occidentali il Partito Comunista è accolto e protetto dalle Big Tech. Ciò pone il regime nella posizione di diffondere le sue operazioni di influenza alle persone di tutto il mondo.

“Sta creando una sfida significativa per le democrazie occidentali. Non abbiamo la stessa capacità di influenzare il pubblico internazionale dato che la Cina ha bloccato il proprio spazio Internet. Ciò crea un significativo vantaggio asimmetrico “, ha dichiarato ad AP Jacob Wallis, analista senior presso l’International Cyber ​​Policy Center dell’Australian Strategic Policy Institute.

Etichette e sospensioni

A partire dal 1 ° marzo, solo il 14% degli account diplomatici cinesi su Twitter è stato correttamente etichettato come affiliato al governo. La pratica è iniziata nell’agosto dello scorso anno.

China Media Project, con sede a Hong Kong, ha sostenuto all’Associated Press l’importanza delle etichette Twitter per gli account affiliati allo stato. La ragione è che gli utenti reali condividono e gradiscono meno post da parte di funzionari del PCC una volta che diviene chiaro chi sono.

Il 14 agosto, Hu Xijin, caporedattore del giornale di propaganda Global Times, ha lamentato che, dopo che il suo profilo è stato correttamente etichettato da Twitter come “media affiliati allo stato cinese”, la crescita dei suoi follower su Twitter è crollata.

Sebbene Twitter abbia intrapreso alcune azioni contro la botnet che promuove gli organi del Partito, i divieti sono entrati in azione lentamente e solamente dopo che gli account erano stati attivi per diverse settimane o mesi.

Lo studio ha identificato 26.879 account che hanno ritwittato media statali o diplomatici cinesi quasi 200.000 volte prima che Twitter imponesse il divieto. Si è scoperto che un retweet su dieci ricevuto da 189 diplomatici cinesi tra giugno 2020 e gennaio 2021 proveniva da account distrutti in un’ondata di divieti del 1 marzo.

Tuttavia è emerso un ulteriore gruppo di account falsi. Hanno raccolto oltre 16.000 retweet e risposte prima di essere finalmente eliminati. Dallo studio è emerso che in molti casi impersonavano cittadini britannici.

Xinjiang e Hong Kong

A marzo l’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) ha pubblicato un rapporto in cui descrive in dettaglio come il regime cinese abbia utilizzato le piattafome di social media come Facebook e Twitter per diffondere propaganda nello Xinjiang. Si tratta di una regione della Cina dove milioni di uiguri sono vittime di genocidio da parte del regime comunista.

Si è scoperto che la Xinjiang Audio-Video Publishing House, che è affiliata al Dipartimento per il lavoro del Fronte Unito del Partito Comunista Cinese (UFWD), ha finanziato una società di marketing incaricata di creare video di propaganda. Tali video pretendevano di dimostrare che gli uiguri fossero a favore della persecuzione del PCC.

“Quei video sono stati poi amplificati su Twitter e YouTube da una rete di account non autentici. Nel 2020 gli account Twitter hanno anche ritwittato e apprezzato i tweet non legati allo Xinjiang da parte di funzionari diplomatici cinesi e media affiliati allo stato cinese”, ha affermato ASPI.

Nell’agosto 2019 Reclaim The Net ha riferito che Twitter stava consentendo al portavoce Xinhua di condurre una campagna contro i manifestanti pro-democrazia a Hong Kong tramite la funzione pubblicitaria tweet promossa dalla piattaforma.

Un annuncio della Xinhua ha affermato che “i cittadini di Hong Kong esprimono il loro sostegno alle forze di polizia, che hanno moderato in maniera straordinaria le rivolte”. In realtà le forze di polizia hanno maltrattato i milioni di manifestanti che protestavano contro la conquista comunista della loro città una volta democratica.

Tradotto da: Andrea Murgia

Articolo in inglese: Twitter, Facebook Passive as Army of Bots Promote Communist China Diplomats and Propaganda Outlets – Vision Times