Virtù o Vizio? La scelta di Ercole

Virtù o Vizio? E’ la scelta che ci troviamo di fronte quasi ogni giorno sulle piccole e grandi cose senza che forse ne siamo ormai veramente consapevoli. In un’epoca storica in cui l’indulgenza nel vizio è assunta a valore morale sulla base del sacrosanto diritto all’autoaffermazione, in pochi si ricordano della virtù, e la sua voce ormai è quasi sommessa se non addirittura spenta nei cuori delle persone.
Di fronte a ogni scelta, piccola o grande che sia, oggi percorriamo quasi sempre la strada della gratificazione personale immediata, senza preoccuparci di chi abbiamo intorno e nemmeno di cosa sarà di noi stessi in un futuro più lontano.
La visione si restringe al presente contingente e così il nostro cuore
Il vizio promette piacere effimero, ma a portata di mano, la virtù sacrificio e benessere più stabile in avvenire.


Nel frastuono del nostro tempo, è più facile seguire lo schiamazzo e l’urlo del vizio, che la voce flebile e umile della virtù, ormai lontana e difficilmente udibile.
Ed ecco allora che le grandi opere del passato riportano alla nostra coscienza quello che non è più visibile agli occhi e ormai lontano dal cuore per ricordarci, invece, l’importanza di questa amletica scelta.
Parliamo del celebre dipinto “Ercole tra il Vizio e la Virtù”, una eccellente opera allegorica del 17 secolo del pittore olandese Gérard de Lairesse, intorno alla famosa parabola della Grecia antica conosciuta come “La Scelta di Ercole”, oppure “Ercole al bivio” o anche “Il giudizio di Ercole”.

La Parabola e Il Mito


Si crede che per la prima volta la parabola sulla Scelta di Ercole sia stata scritta da Prodico di Ceo, ma il testo più famoso che è giunto fino a noi a riguardo è il Memorabilia di Senofonte, in gran parte dedicato alla vita di Socrate.
Qui si narra di Socrate che racconta ai suoi discepoli la storia del giovane Ercole quando viene avvicinato dalle incarnazioni femminili del Vizio e della Virtù mentre sta meditando sul suo futuro e su quale direzione prendere.

Un riassunto abbreviato dalla traduzione del testo di Senofonte tratta da “I Presocratici, Milano, Bompiani”:

“Gli apparvero due donne di grande statura, che si avvicinarono a lui: l’una era avvenente, di bell’aspetto e di indole nobile, ornata di purezza nel colorito e di pudore nello sguardo, di discrezione nell’atteggiamento e con una veste bianca; l’altra, invece, ben sviluppata con una molle carnalità, truccata per alterare il colorito e apparire più bianca e più rossa del reale, e nell’atteggiamento tale da sembrare più eretta del normale, aveva gli occhi spalancati e una veste dalla quale traspariva molto il fiore della sua giovinezza; e spesso osservava se stessa e poi volgeva lo sguardo intorno per vedere se qualcun altro la contemplava, e spesso si girava anche indietro per guardare la propria ombra”.


Quest’ultima vedendo Ercole indeciso si affrettò verso di Lui dicendo

“ti guiderò lungo il cammino più piacevole e più agevole, non resterai privato dal gustare nessun piacere, e trascorrerai la vita senza provare tribolazioni…Qualora, poi, sorgesse il sospetto di avere scarsezza di mezzi dai quali derivano simili diletti, non temere che io ti conduca a procurarti queste cose faticando e penando nel corpo e nell’anima, ma tu sfrutterai ciò che gli altri producono con il lavoro, senza astenerti da nulla da cui sia possibile ottenere vantaggio. Infatti, a coloro che mi seguono, io offro la possibilità di trarre un utile da ogni cosa”.


Finito il suo discorso Ercole le chiede il suo nome e Lei risponde:

“«I miei amici – rispose – mi chiamano Felicità, mentre quanti mi odiano, per offendermi, mi chiamano Depravazione»

La Virtù, invece, si presenta così ad Ercole

“Non ti ingannerò mettendo avanti il piacere, ma ti spiegherò in modo vero come gli dèi hanno disposto le cose..Infatti, gli dèi non concedono agli uomini nessuna delle cose buone e belle senza fatica e impegno, ma, se vuoi che gli dèi siano benigni nei tuoi confronti, tu devi onorare gli dèi… se desideri essere amato dagli amici, tu devi fare del bene agli amici; se brami di essere onorato da qualche città, devi giovare a tale città; se pretendi di essere ammirato da tutta la Grecia per la tua virtù, devi impegnarti a far del bene alla Grecia; se vuoi che la terra ti porti frutti in abbondanza, tu devi coltivare la terra; se pensi di dovere arricchirti con gli armenti, devi prenderti cura degli armenti… Se tu, Eracle, figlio di ottimi genitori, affronterai queste fatiche, potrai conquistare la più beata felicità”.

E come sappiamo Ercole fece la sua scelta.

Il Dipinto e la Sua Composizione

De Lairesse, chiamato anche il “Raffaello Olandese” in pittura raccomanda la più totale aderenza alla natura e alle opere dell’antichità poiché, come scrisse nei suoi ultimi famosi trattati sulla pittura “l’arte procede dalla ragione e dal giudizio”.
Anche questo dipinto non fa eccezione e utilizza nella forma una magistrale applicazione dei principi pittorici accademici includendo molti elementi neoclassici.
In particolare in quest’opera De Lairesse pone attenzione alla forma e alla composizione del dipinto più che all’uso del colore, utilizzando una tavolozza parca, ma efficace.
De Lairesse dipinge 5 figure invece di tre.


Al centro del dipinto c’è Ercole con una clava in mano, Sul lato sinistro appare la Virtù. Si presenta come una donna bella, ma modesta, composta, che con pudore ricopre con un velo anche la propria testa..Guarda Ercole a distanza, e punta il dito verso il cielo ad indicare che la sua strada è in salita, ma porta a vette più elevate. Dietro di Lei, vicino ad Ercole c’è un’altra figura femminile emblematica che tiene in mano una torcia. Si potrebbe forse pensare che si tratti della vera natura rivelata della Virtù che si presenta realmente nella vita come una guida anche nei momenti più bui della vita, solo a chi sceglierà il suo arduo percorso. .


Sulla destra c’è il Vizio. Si presenta come una donna languida, dalle vesti succinte intenta ad ammaliare Ercole con la sua bellezza e l’immediata promessa di felicità. Dietro di Lei nell’oscurità si trova una vecchia che con il dito alla bocca fa cenno di tacere. Anche in questo caso si potrebbe pensare alla vera natura rivelata del Vizio che si presenta come una cosa buona e bella e, invece, è, in realtà, una cosa depravata e degenerata che vive nella menzogna. La sua vera natura è segreta e solo più tardi purtroppo si rivela a chi la segue.


Come dice ad Ercole la Virtù parlando della menzogna del Vizio: “Coloro che ne partecipano, da giovani sono già deboli fisicamente; divenuti vecchi, sono privi di senno nelle anime, allevati senza conoscere fatiche nell’opulenza durante la giovinezza, passano la vecchiaia con pena e nello squallore, coperti di vergogna per le azioni compiute, oppressi da quelle che compiono al momento”.
Nella composizione del dipinto, la Virtù a sinistra guarda verso Ercole, mentre le due figure a destra, rappresentazioni del Vizio, si sporgono verso di Lui, evidenziando la figura di Ercole come la più importante e centrale dell’opera.

La Scelta di Ognuno di Noi

Ercole, attraverso la sua postura e raffigurazione nel dipinto ci comunica la sua scelta.
La posa del suo corpo sfugge alle attenzioni ammaliatrici del Vizio e si sporge verso la Virtù che si erge nobile e dignitosa al suo lato sinistro. La vera natura della Virtù ci guarda da dietro con la torcia in mano appena visibile ed è promessa di luce e di guida per Ercole che si rivelerà poi nel suo futuro percorso. Una promessa non immediatamente visibile e conclamata e per questo preziosa e disponibile solo a chi sceglie il più arduo cammino.
Ercole porta una clava sulla spalla sinistra, quella verso la Virtù ad indicare che è pronto a battersi e ad affrontare qualsiasi fatica pur di seguire il suo difficile, ma glorioso sentiero.
Ma soprattutto Ercole ci guarda dritto negli occhi. Quello sguardo sulla tela attraversa i secoli, giunge fino a noi e ci chiede “ tu che scelta faresti?”

Fornito da: Diana Manni Artista, Italia, Toscana