Virus del Pcc: come la Cina via social sposta la colpa

VIRUS DEL PCC: COME LA CINA VIA SOCIAL SPOSTA LA COLPA

Il motivo principale per cui queste app contengono backdoor è dovuto alla fiducia mal riposta degli sviluppatori. (Immagine: pixabay / CC0 1.0 )

Il governo cinese utilizza numerosi account social per diffondere disinformazione e rafforzare la sua immagine di fronte al mondo. Per far fronte alla reputazione danneggiata dal coronavirus del PCC, Pechino, presa dal panico, si è vista costretta a pubblicare post su post per lodare il Partito Comunista Cinese e la sua “azione tempestiva” nell’affrontare l’epidemia virale.

Propaganda nei social

Fino a fine di gennaio di quest’anno, la maggior parte degli account twitter pro-PCC erano impegnati a colpire i manifestanti di Hong Kong. Li definivano spie di governi stranieri e una minaccia per la Cina. Tuttavia, alla fine di gennaio, la discussione ha iniziato a cambiare.  

“Il 29 gennaio, sei giorni dopo che il governo centrale cinese ha imposto il blocco a Wuhan, la rete di influenza ha spostato improvvisamente la sua attenzione sull’epidemia di coronavirus. Lo stesso giorno, OneSight ha annunciato l’invenzione di una nuova app che tiene traccia delle informazioni relative ai virus. L’annuncio è stato accompagnato da un grafico che dichiarava che la società avrebbe ‘trasmesso l’esatta voce della Cina’ al mondo “, secondo ProPublica .

Molti media hanno iniziato a usare il termine virus del PCC per evidenziare il ruolo del regime comunista in questa pandemia. (Immagine: pixabay / CC0 1.0 )

OneSight si definisce una delle principali società estere di social media marketing in Cina. Quando afferma che trasmetterà “l’ esatta voce della Cina”, significa essenzialmente che divulgherà qualsiasi cosa per cui è pagata. La ricerca di ProPublica ha rivelato che la società ha un legame con il governo cinese. L’anno scorso infatti, tra i social pro-Pechino si sono individuati numerosi account falsi che promuovevano i post di OneSight con like.

L’obiettivo di gran parte di essi è diffondere la propaganda secondo cui la Cina è riuscita a controllare il virus. Quindi l’Occidente sarebbe in qualche modo responsabile della creazione del virus e la seconda ondata di un focolaio virale sarebbe di origine occidentale. Alcuni funzionari statunitensi hanno criticato la Cina per tali attività propagandistiche. Il presidente Trump ha imputato Pechino di promuovere la falsa storia per cui l’esercito americano avrebbe portato il coronavirus in Cina. Nel frattempo, sostenuto da diversi media, ha preso piede anche un movimento globale che chiama la pandemia “Virus del PCC”.

“L’espressione indica la responsabilità del PCC per l’ingiustificato disinteresse verso la vita umana e la conseguente generazione di una pandemia che ha messo a rischio un numero incalcolabile di paesi in tutto il mondo, creando paura diffusa e devastando le economie delle nazioni che cercano di far fronte a tale malattia… Dopo tutto, ai primi di dicembre i funzionari del PCC sapevano che il virus era apparso a Wuhan, ma per sei settimane non hanno divulgato le informazioni”, secondo The Epoch Times.

La Cina ha ordinato la chiusura dei teatri dopo che molti erano stati riaperti. (Immagine: pixabay / CC0 1.0 )

Dati inaffidabili

I dati provenienti dalla Cina destano preoccupazione tra gli esperti di salute. Ufficialmente, il paese riscontra solamente 81.500 casi di infezione circa, dato inferiore ai paesi come l’Italia e gli Stati Uniti. Poiché il governo non consente a terze parti di verificare i propri dati, molti sostengono che il numero reale di persone infette sia molto più elevato. La tendenza di Pechino a nascondere le sue inefficienze non fa che rafforzare i dubbi.

“Gli Stati Uniti devono avvertire il mondo che questa pandemia è ancora fuori controllo, nonostante le affermazioni della Cina di averla effettivamente gestita, così esso non farà alcun errore di giudizio rispetto a [quello che dice il paese]… L’Oms ha preso le parti della Cina, affermando che il paese ha fatto un buon lavoro [nella lotta al virus]. Ma la realtà è che in tutto il mondo la pandemia si è aggravata” ha detto a The Epoch Times Wu Se-Chih, professore assistente aggiunto al Taipei College of Maritime Technology.

Nel frattempo, senza fornire alcuna spiegazione, il Film Bureau di Pechino ha emesso un ordine di richiudere i teatri, dopo aver annunciato la loro apertura. Secondo quanto riferito, da gennaio più di 70.000 teatri nel paese sono stati nuovamente chiusi.

Articolo in inglese: https://www.visiontimes.com/2020/04/05/ccp-virus-outbreak-how-china-uses-social-media-to-shift-blame.html