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    Wuhan, agire prima: 95% casi covid-19 in meno

    Da Wuhan il virus ha raggiunto tutto il mondo. Ad oggi sono 20 mila i morti, sebbene in Italia i contagi stiano lentamente diminuendo. l’Oms recatosi in Cina a fine febbraio dichiarava che tutto era stato condotto nel migliore dei modi. Tuttavia studi recenti suggeriscono che poche settimane in meno di ritardo potevano evitare il 95% di infetti.

    Il virus è apparso per la prima volta a Wuhan. La città è il capoluogo della provincia di Hubei, in Cina centrale e ospita circa 11 milioni di persone. Wuhan ospita anche l’unico laboratorio di bio sicurezza di livello 4 dell’intera nazione, l’unico ad occuparsi di coronavirus, il Wuhan BSL-4. Esso è tra l’ altro anche un laboratorio di ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

    L’unico organismo che ha potuto entrare in Cina per effettuare i controlli sul virus è stato proprio l’Oms. Infatti a fine febbraio la delegazione di esperti diretta dal Dottor Bruce Aylward ritornava dal paese per riportare il resoconto sulle analisi effettuate. In tale occasione il dottore dichiarava che i dati cinesi non erano truccati e che non esisteva diffusione occulta o non rivelata dell’infezione. Alcuni studi però sembrano mettere in luce altro.

    Studio in Regno Unito

    l’11 marzo è stato condotto uno studio dai ricercatori del gruppo WorldPop dell’ Università di Southampton. Lo studio prevede la mappatura della popolazione cinese al fine di esaminare gli interventi non farmaceutici in risposta al nuovo coronavirus di Wuhan. L’obiettivo è di capire quanto le tempistiche e i tipi di intervento attuati influissero sulla trasmissione della malattia.

    Il presupposto da cui parte lo studio è che inizialmente la Cina ha tentato di minimizzare i rischi e messo oltretutto in discussione i medici che diffondevano informazioni sul virus.

    La ricerca ha scoperto infatti che “se gli interventi nel paese avrebbero potuto essere condotti una settimana, due settimane o tre settimane prima, i casi avrebbero potuto essere ridotti rispettivamente del 66%, dell’86% e del 95%, limitando in modo significativo la diffusione geografica della malattia.”

    Università di Southampton, nella costa meridionale del Regno Unito. (Dailymail.Co.Uk)

    Violazione dei diritti umani

    Perché la Cina avrebbe dovuto ritardare nel comunicare la diffusione del virus e impedire ai medici di informare la popolazione del grave focolaio? Perché secondo un altro studio nei primi due mesi i messaggi inviati via social per allertare della presenza del covid-19 in Cina subivano la censura?

    Probabilmente i motivi sono vari. Di certo, esistono alcuni aspetti legati alle autorità cinesi che possono influire nel considerare anche questa faccenda. Infatti il Partito Comunista Cinese è conosciuto per le diverse violazioni dei diritti umani che ha attuato fino al giorno d’oggi. Numerose infatti sono le testimonianze e prove della grande mancanza di riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo, come libertà politica, di stampa, di associarsi e di parola.

    Gli esempi più lampanti di violazioni dei diritti umani avvengono a discapito di due gruppi. I primi sono i musulmani turchi, per lo più Uiguri e principalmente nella regione dello Xinjiang, a nord della Cina. Questi sono rinchiusi in campi di rieducazione, in quanto il PCC non accetta le minoranze religiose e vuole rieducarle ai principi laici che impone.

    Falun Gong

    Il secondo gruppo, quello più numeroso, riguarda i praticanti del Falun Gong. Chiamata anche Falun Dafa, è un’antica disciplina spirituale, basata sui valori di Verità, Compassione e Tolleranza. Prevede una meditazione e alcuni esercizi dai movimenti lenti. È una pratica gratuita e pacifica. Si è diffusa ampiamente in Cina negli anni 90. Ha iniziato ad essere perseguitata dal Partito Comunista nel 1999, quando il numero dei praticanti aveva superato i 100 milioni. Tuttora i coltivatori subiscono vessazioni dalle autorità. Infatti sono rinchiusi in campi di lavoro e centri di lavaggio del cervello, torturati e fatti lavorare per lunghe ore senza percepire retribuzione.

    Praticanti della Falun Dafa a Toronto, Canada. (Immagine: wikipedia)

    Il fatto più grave e documentato è che i praticanti subiscono l’ espianto degli organi, che successivamente vengono venduti illegalmente in tutto il mondo. In questo momento tali organi vengono utilizzati anche per i malati di coronavirus.

    Il PCC vuole essere d’esempio nella cura di un’epidemia che esso stesso ha mal gestito. Tuttavia non fa che alimentare ulteriori dubbi attorno alla sua moralità se continua a violare i diritti fondamentali dell’uomo e a censurare informazioni di vitale importanza per la salute dei suoi cittadini.

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