Wuhan – False dichiarazioni del governo : oltre 40.000 decessi

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(Immagine: Foto di Tumisu da Pixabay)

Molti media in Italia e nel mondo sembrano essersi accorti del fatto che i numeri “ufficiali” rilasciati da Pechino sul coronavirus potrebbero non essere veritieri. In molti iniziano a domandarsi se, oltre ad avere insabbiato e coperto l’esistenza dell’epidemia, permettendo di fatto il contagio mondiale, le autorità cinesi stiano mentendo anche sul numero dei decessi avvenuti nel paese.

Qingming, la festa dei morti e le code ai crematori

Secondo il quotiano cinese Caixin, i numeri dei morti potrebbero superare i 40.000. I crematori della città sono in queste ore molto impegnati a consegnare migliaia e migliaia di urne cinerarie ai parenti dei deceduti. Nelle immagini si possono vedere lunghe file di persone in attesa all’esterno dei crematori della città.

Il 4 aprile è «Qinming» in Cina, la festa dei morti. Stando ai dati forniti, i crematori di Wuhan stanno consegnando urne cinenarie ad un ritmo forsennato (dal 23 marzo in poi, 3500 urne al giorno). Fino al 3 aprile, giorno prima della festività, facendo un rapido calcolo si arriva a 42.000 urne consegnate.

La nota rivista TIME ha pubblicato un intervista fatta a due residenti di Wuhan, che hanno affermato che : «Se a fine dicembre o inizio gennaio, all’inizio dell’epidemia, la prima cosa che le autorità avessero fatto sarebbe stata non prendersela con i medici, ma avessero messo in quarantena tutti gli infetti, e sistemato il problema al mercato del pesce, forse questa cosa si sarebbe risolta senza attirare troppa attenzione. E un’infezione su così ampia scala non sarebbe accaduta.» […] «Ci è stato detto che non era grave, che non stava succedendo nulla».

Un altra cittadina intervistata dichiara con rabbia che: « Quando vedo ogni giorno persone che si sono ammalate, ma che non possono accedere alle cure, mi sento molto triste. Mio malgrado non posso fare a meno di sentirmi depressa. C’era una donna, che non poteva trovare un ospedale in cui far ammettere sua madre. Era disperata e continuava a battere un gong sul suo balcone, piangendo e chiedendo aiuto. […] Se tutte le misure di precauzione fossero state prese in tempo, tutte queste famiglie in cerca di aiuto sarebbero ancora vive e felici come prima.»

Miliardario Cinese racconta la verità

Guo Wengui, miliardario cinese in esilio negli USA, è stato critico nei confronti dei dati rilasciati dal PCC fin dal primo momento. Della serie “Se li conosci li eviti”. Il 6 febbraio, in un episodio del programma “America’s Voice” condotto da Steve Bannon, ex-consigliere della Casa Bianca, il miliardario cinese fornisce dei dati preoccupanti sulla vera situazione in Wuhan.

Guo Wengui ospite nella trasmissione di Steve Bannon, America’s Voice

Guo Wengui afferma con decisione: «Lasciate che vi dia un esempio. In Wuhan, il numero totale dei crematori è 49 e lavorano 24 ore al giorno, hanno bruciato 1200 copri ogni giorno e stanno lavorando da più di 17 giorni. E questo è solo in Wuhan. E ora questo sta avvenendo in altre Metropoli. Il numero totale delle persone in quarantena in tutta la Cina è 250 milioni di persone. […] E il numero totale di persone morte, come mostra il numero di corpi bruciati, è più di 50.000 e non 30.000.»

I media controllati dal Partito Comunista Cinese nelle ultime settimane hanno spinto la narrazione per cui potrebbe essere stata l’America o l’Italia la prima nazione a diffondere il virus. Ma è possibile fidarsi di un regime dittatoriale che non rilascia dati accurati? O che copre i problemi interni con la propaganda per mantenere una facciata di “forza”?

Non è una novità nella storia del PCC mentire o coprire sui dati di un’epidemia. Si pensi alla SARS. L’insabbiamento con conseguente arresto di chi denunciava sono alcuni dei motivi per cui ora il virus è chiamato “Virus del PCC” da molti. Se il Partito Comunista Cinese avesse informato il mondo, avrebbe dato a tutte le nazioni il tempo di reagire e prepararsi al peggio. È lecito pensare che probabilmente, oggi il mondo intero non si troverebbe in questa grave situazione.